Il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno è senza dubbio uno dei più importanti monumenti rinascimentali della Lombardia.
La sua origine è legata alla tradizione di una guarigione miracolosa avvenuta intorno al 1460. Si racconta di Pedretto, un giovane cittadino, che invocata Maria, ottenne miracolosamente la guarigione delle gambe inferme.
Un evento che la pietà popolare ritenne veritiero e da cui derivò, fin da subito, una vivace venerazione di popolo. Offerte e donazioni non tardarono ad arrivare per l’edificazione di un luogo di culto che fosse di grande e bella dignità.
La prima pietra dell’attuale santuario fu posta nel 1498, e il primo nucleo dell’edificio fu progettato da Giovanni Antonio Amadeo, importante architetto lombardo vicino alla cultura bramantesca. Successivamente il Santuario venne ampliato, e vide gli interventi di uno stuolo di architetti di primissimo livello: Cristoforo Lombardo, Vincenzo Seregni, Pellegrino Tibaldi.
Intrecciato all’ architettura fu l’apparato figurativo che vide la partecipazione di straordinari artisti come Bernardino Luini, con gli affreschi della zona presbiteriale; Gaudenzio Ferrari, autore del grandioso Concerto degli Angeli della cupola; e Andrea da Milano, autore dei gruppi scultorei lignei.
Nel tempo la chiesa divenne uno dei più monumentali Santuari della Lombardia, il cui valore sta nella straordinaria integrazione delle arti, perseguendo un vero programma unitario, nel quale architettura, pittura e scultura concorrono alla rappresentazione della storia della salvezza e alla celebrazione della Vergine.
Il Santuario è, ed è stato per secoli, meta di continui pellegrinaggi e luogo caro alla devozione popolare, a cui anche San Carlo Borromeo fu particolarmente affezionato.